LAMPORECCHIO
(Lamporeclum) sul Monte Albano nel Val dâArno inferiore.
â Villaggio spicciolato châebbe un qualche fortilizio, da cui ricevè lâonorevole titolo di castello che dĂ nome ad una chiesa plebana (S. Stefano) e ad una ComunitĂ nella Giurisdizione e circa 9 miglia toscane a libeccio di Seravalle, Diocesi di Pistoja, Compartimento di Firenze.
Contuttociò a questo luogo di Lamporecchio, piuttosto che il titolo compartitole dal Redi di famoso Castel per quel Masetto, si addice meglio quello di contrada, mentre gli manca una riunione di fabbriche con strade che circoscrivono una porzione di terreno col nome specifico di questa popolazione, che è spicciolata in poderi, case e ville sparse su per la gibbosa pendice occidentale del Monte Albano. Tale può dirsi la villa di Spicchio dovâè la maestosa casa di campagna deâ principi Rospigliosi con i suoi vasti annessi, fatta erigere con disegno del Bernini dal Pontefice Clemente IX della stessa famiglia pistojese.
Tali sono le villate di Papiano, di Orbignano, di Porciano, di S. Baronto e di Lampaggio, che quasi circondano il capoluogo della comunitĂ , ridotto alla chiesa parrocchiale ed alla sua canonica con qualche casa lĂŹ appresso.
Della rocca, torre, o altro fortilizio, che diede il titolo di castello a Lamporecchio, non havvi vestigio alcuno che possa meritare tal nome; seppure non si debba credere avanzo di un debole fortino un pianeggiante recinto di 70 braccia lungo, 40 largo, e 2 grosso, murato sopra una emninenza sovrastante alla chiesa di Lamporecchio che chiamasi il Castellaccio , comecchè per la debolezza dei suoi muri quei ruderi abbiano forma piuttosto di un diroccato convento che di fortezza.
Fa dâuopo peraltro avvertire, che costĂ dal lato rivolto a ponente, quasi a fior di terra, sussistono tuttora due feritoje; e che nei casi di aver dovuto lavorare il sottostante terreno ad una certa profonditĂ , vi fu scoperta una piuttosto spaziosa cisterna.
Di faccia a cotesto poggetto del Castellaccio dal lato che guarda ponente, varcando una forra, o insenatura di poggi, vedesi sopra la sommitĂ di un altro risalto una torre quadrata, forse alta 30 braccia, fabbricata con buon pietrame che ha due porte per entrare nei due piani, uno sopra lâaltro, divisi da volte reali, e solo comunicanti fra loro per un interno angusto passaggio. Ma il descritto edifizio non sembra di costruzione molto antica, nè trovasi circondato da alcun altro antemurale o bastione.
Chiamano cotesta torre il Castello del Vitoni , perchè di proprietĂ di Domenico Vitoni discendente dal celebre architetto pistojese, che soleva appellarsi Bonanaventura di Arrighetto Vitoni dalle forre di Lamporecchio. â Vedere FORRA.
Non si conoscono memorie di Lamporecchio anteriori al secolo XI, nè io ho presente veruna scrittura, nella quale si faccia menzione di esso anteriormente ad un contratto dei 19 gennajo 1057. à un atto, col quale Martino vescovo di Pistoja donò la chiesa di S. Mercuriale di suo padronato al Monastero di S. Martino a Casanuova di Varazzano dotandola di varie possessioni, situate nel luogo di Lamporecchio, in Alfiano, in Caviniano, in Nievole ec. Si arroge qui la tradizione fra quei villici, che nel luogo del Castellaccio sopra descritto sia esistito un convento, la cui campana fu trasportata a Vinci.
Una bolla del Pontefice Pasquale I diretta a Ildebrando vescovo di Pistoja lÏ 14 Novembre 1105 confermò alla chiesa cattedrale di detta città , fra le altre cose e possessi le sue Corti situate a Casale, a Lamporecchio, a Greti, e a Spanarecchio , le quali erano state carpite alla mensa episcopale, e quindi rivendicate dal prenominato vescovo Ildebrando; mercè cui la sua mensa riebbe quelle sostanze, quas solertia vestrae religionis (scriveva il Papa) de laicorum eripuit manibus.
A convalidare nei vescovi pistojesi il dominio temporale di Lamporecchio e del suo distretto cooperò anche un diploma imperiale di Federigo I, spedito da S. Quirico in Val dâOrcia lĂŹ 4 luglio 1155 al vescovo Franci, cui donò fra le altre giurisdizioni baronali Monte Magno con Lamporecchio ed ogni suo diritto, diritto che riducevasi allâannuo tributo di 12 soldi moneta lucchese, e di due torte.
Infatti come fedeli del vescovo di Pistoja gli uomini di Lamporecchio e di Orbignano compariscono nel 1224, quando un castaldo della cittĂ di Pistoja, a nome dello stesso Comune e per ordine del potestĂ , protestò in pubblica adunanza nella chiesa del castello di Lamporecchio davanti al vescovo Graziadio, contro lâatto di sommissione e di fedeltĂ che questo prelato riceveva dai consoli e dalla maggior parte del popolo di Lamporecchio e di Orbignano come vassalli della sua chiesa. In seguito di tale protesta fu aggiunta allâatto di fedeltĂ la seguente clausola: salva la giurisdizione,consuetudine e ragioni che aveva sui sudditi e territorio di Lamporecchio e di Orbignano il Comune di Pistoja . (ZACCARIA, Anecd. Pistorien.) Nè questa era la prima volta che i vescovi di Pistoja, dopo il privilegio ottenuto dallâImperatore Federigo I e confermato da Arrigo VI (28 ottobre 1196) e da Ottone IV (anno 1209), si tennero per signori di Lamporecchio e di Orbignano; essendochè sino dal 1264 era insorta lite tra Soffredo vescovo di Pistoja da una parte, e gli uomini del comune di Lamporecchio e di Orbignano dallâaltra, querelandosi questi dâinsoliti servigj di vassallaggio, dâindebite esazioni ec.; e pel contrario il vescovo opponendo, che gli uomini delle due comunitĂ anzidette, essendo di sua giurisdizione spirituale e temporale, non corrispondevano alla mensa vescovile ciò che era di giustizia; avvegnachè erano giĂ scorsi 14 anni, dacchè eglino non solamente negavano di prestare le albergarierie, ma facevano delle congiure e delle leghe in pregiudizio dei suoi diritti. La lite fu portata avanti al Pontefice Innocenzio III, il quale ne affidò la procedura allâArcivescovo di Pisa, al vescovo di Luni e allâabate di S. Ponziano di Lucca. â Ma la decisione andando in lungo, il Pontefice medesimo con bolla del 30 marzo 1216 sostituĂŹ allâarcivecovo pisano e allâabate di S. Ponziano Giovanni da Velletri vescovo di Firenze, e Opizzone canonico di Lucca. Da questi tre arbitri riunitisi a Firenze nel palazzo di S. Giovanni, sotto li 21 settembre 1218, fu proferita sentenza definitiva, per la quale furono condannati gli uomini di Lamporecchio di pagare ai Vescovi di Pistoja lâannuo canone di 15 lire in tanto buon vino: e viceversa fu inibito al prelato pistojese di poder smacchiare e appoderare le terre di quella medesima comunitĂ , siccome aveva praticato nei tempi trapassati (ARCH. DIPL. FIOR. Carte dellâOpera di S. Jacopo di Pistoja .) Il fortilizio che esisteva sino dal secolo XIII nei contorni di Lamporecchio fu guardato dalla fazionc ghibellina di Pistoja, tostochè con petizione del primo di aprile 1284 gli uomini di Artimino supplicavano i rappresentanti del Comune di Pistoja, affinchè ad onore della parte Guelfa prendessero la difesa e custodia di Artimino e del suo distretto, onde liberarare quegli abitanti dalle scorrerie dei Ghibellini, che allora occupavano il Castello di Lamporecchio. (Zaccaria I. cit.) Durante le guerre accese nelle prime decadi del secolo XIV fra il Comune di Pistoja e quello di Firenze, ed in seguito fra i Fiorentini e Uguccione della Faggiuola, cui non molto dopo tennero dietro vicende anche piĂš disastrose per conto di Castruccio signore di Lucca, nel giro di tre decadi gli uomini di Lamporecchio dovettero ubbidire ora allâuno ora allâaltro vincitore. Dopo la morte del capitano lucchese il Castello di Lamporecchio tornò allâobbedienza dei Fiorentini, i quali col trattato di pace dei 24 maggio 1329 restituirono ai Pistojesi il castello medesimo e quello di Castro e Conio, entramb i situati sul MontâAlbano. (AMMIRAT. Istor. fior. Lib. VII).
Finalmente la comunità di Lamporecchio gli 11 aprile 1351 si sottomise separatamente alla Repubblica fiorentina, che dichiarò il territorio medesimo faciente parte del distretto fiorentino.
Donde avvenne, che la corte di Lamporecchio, trovandosi a confine delle comunitĂ di Tizzana e di Cerreto Guidi comprese nel contado fiorentino, furono poste tra queste e quella le Passeggerie o Dogane di frontiera che il Contado di Firenze allora teneva nel suo territorio distrettuale, come se si trattasse di limiti fra due stati e due dominii diversi. â Vedere lâArticolo FIRENZE Compartimento.
Movimento della popolazione del PIEVANATO di LAMPORECCHIO e sue ville a tre epoche diverse, divisa per famiglie.
ANNO 1551: Impuberi maschi -; femmine -; adulti maschi -, femmine -; coniugati dei due sessi -; ecclesiastici -; numero delle famiglie 280; totalitĂ della popolazione 1485.
ANNO 1745: Impuberi maschi 155; femmine 114; adulti maschi 223, femmine 286; coniugati dei due sessi 129; ecclesiastici 6; numero delle famiglie 180; totalitĂ della popolazione 913.
ANNO 1833: Impuberi maschi 218; femmine 223; adulti maschi 258, femmine 266; coniugati dei due sessi 762; ecclesiastici 7; numero delle famiglie 305; totalitĂ della popolazione 1734.
ComunitĂ di Lamporecchio . â Il territorio comunitativo di Lamporecchio occupa una superficie di 13726 quadrati, dai quali sono da detrarre 425 quadrati percorsi da acque di fossi e torrenti e da pubbliche strade.
Nel 1833 vi si trovavano 6122 abitanti, a ragione cioè di 360 individui per ogni miglia toscane quadrato di suolo imponibile.
Confina con sette comunitĂ . Sulla giogana del Monte Albano, ossia del Barco, ha di fronte verso grecale la ComunitĂ di Tizzana, a partire dal bivio della via di Leporaja per entrare in quella che dirigesi a S. Alluccio, mediante la quale i due territorii si accompagnano insieme sino al cosĂŹ detto tabernacolo deâ Bonfanti, e di lĂ per confini artificiali arrivano al termine del Sasso Bianco.
CostĂ subentra la comunitĂ di Seravalle, e con questa lâaltra di Lamporecchio passa il poggio delle Bandite per quindi entrare nel borro dellâUlivecchio, col quale scende la pendice occidentale del Monte Albano, finchè alla confluenza del rio di Cecina davanti al castelletto di questo nome il territorio di Lamporecchio rimonta lâalveo del borro Cerralto . Giunto sulla cresta del monte nella via della Ciliegia, voltando faccia da settentrione a ponente, scende verso la Val di Nievole di conserva con il territorio comunitativo delle due Terre di Monsummano e Monte Vettolini, da primo per la strada della Casalina , poi per il viottolo della pieve di Vajano, quindi per i borriciattoli della Paduletta e di Brogi tributarii del rio Cecina, finchè con esso rio giunge al Canale del Terzo sulla gronda orientale del padule di Fucecchio. Lungo il Canal del Terzo, il territorio comunitativo in discorso voltando a libeccio corre di conserva con la ComunitĂ di Buggiano per circa mezzo miglio, e poscia con quella di Fucecchio per un buon miglio, finchè sulla strada delle Prata, cambiando direzione, lascia a libeccio il padule di Fucecchio e incontra dal lato di ostro-scirocco la ComunitĂ di Cerreto Guidi. Con essa fronteggia mediante la strada predetta, poi per lo stradone della Valle di Bagnolo , percorso il quale trapassa la via che da Cerreto Guidi va a Lamporecchio. CostĂ piegando verso levante sottentra la ComunitĂ di Vinci, con la quale attraversa per termini artificiali le sinuositĂ dei poggi tra Lamporecchio e Vinci, finchè entra nella strada di Leporaja e con essa ritorna sulla sommitĂ del Monte Albano, dove ritrova sullo sbocco della via comunitativa di S. Alluccio il territorio di Tizzana.
Non passano per questa Comunità strade regie nè provinciali, e quelle comuntative sono quasi tutte pedonali, se si eccettuino pochi tronchi di vie vicinali che dirigonsi a Lamporecchio da Cerreto Guidi, da Vinci e dalla strada provinciale di Val di Nievole.
Piccoli sono i torrenti o borri che percorrono il territorio in discorso, fra i quali il piĂš esteso e copioso di acque sarebbe il Vincio. Egli è uno dei tributarii del padule di Fucecchio, dalle cui torbe traggono profitto i possidenti frontisti della gronda orientale per colmare e bonificare quel suolo. Il Vincio di Lamporecchio, châè ben diverso dal Vincio che scende nel fiume Ombrone dai Monti di sopra a Pistoja, nasce sulla pendice occidentale dei Monti di sotto, mentre le sue piĂš lontane sorgenti partono dalle vicinanze della cosĂŹ detta Pietra Marina. â Ă questo il punto piĂš eminente del Monte Albano, il luogo donde si scuopre una gran parte della Toscana occidentale e meridionale, giacchè, eccettuato lâAppennino pistojese e lâAlpe Apuana, non gli si parano davanti monti ad esso superiori, per quanto la Pietra Marina non sia che 944 braccia al di sopra del livello del mare. â Di quĂ si gode a scirocco-levante libera prospettiva della valle fiorentina e di tutte le vallecole sue tributarie, a settentrione la catena dellâAppennino; a ponente le valli di Nievole, dellâArno inferiore e del Serchio, con tutto il delta pisano, dallâAppennino al mare daâ Monti Livornesi alla punta del Corvo, ossia al promontorio di Luni.
La qualitĂ del terreno della comunitĂ di Lamporecchio, in quanto spetta alla pendice superiore del Monte Albano, appartiene nella massima parte a una calcarea stratitorme compatta spesse volte alterata e unita ad altre sostanze terrose e metalliche in guisa da farle cambiare colore e convertirla in galestro venato, mentre alla base occidentale presso al lembo del padule di Fucecchio il suolo trovasi coperto da ciottoli, da ghia je fluttate, e da un deposito marnoso palustre.
Essendo pertanto le rocce componenti il territorio superiore della ComunitĂ di Lamporecchio di natura identica o quasi simile a quelle che cuoprono le spalle allo stesso monte sopra Carmignano e Tizzana, non vi ha dâuopo domandare, se costĂ vi prosperino le viti, e qual sorta di vino forniscano i suoi grappoli. Che se mai alcuno ne dubitasse, saprĂ dal Redi, che fra i vini piĂš prelibati della Toscana fu da esso designato il topazio pigiato in Lamporecchio.
Anco quattro secoli innanzi del Redi il vino di questa contrada era talmente in credito, che i vescovi di Pistoja facevano recare alla loro mensa in tanto buon vino di Lamporecchio i tributi e censi che quegli abitanti solevano pagare dei terreni appartenuti alla sua cattedrale.
Al pari dellâuva riescono ottimi i frutti di varie specie di piante che vegetano costĂ sul Monte Albano, fra le quali la piĂš ricca e produttiva è quella dellâolivo.
La piccola e variata cultura è quella che meglio si addice a questo suolo calcareo-argillo-siliceo, per la maggior parte appoderato e sparso di case coloniche e di ville, eccettuando la porzione piÚ alta della comunità , destinata al bosco e alla pastura.
La chiesa di Lamporecchio sotto il titolo di S. Stefano è molto antica. Essa era a tre navate, una delle quali è stata chiusa per uso di Compagnia. â Non vi si legge un nome nè un millesimo sopra i sepolcri, o sopra le porte, piĂš antico del 1612. Evvi un bellissimo altare di mezzo con tavola rappresentante la Visitazione, composta di quattro figure quasi di naturale grandezza; cioè la Madonna, S. Elisabetta in ginocchio, S. Rocco e S. Sebastiano, il tutto lavoro di terra invetriata della scuola della Robbia.
Anche i pilastri della tribuna sono adorni di basso-rilievi a frutta diverse e a fiorami di vario colore.
Il pievano di Lamporecchio è vicario foraneo, e spettano al suo piviere le seguenti tre chiese parrocchiali: 1. S. Maria Maddalena a Orbignano ; 2. S. Baronto, già abbadÏa; 3. S. Giorgio a Porciano.
La comunitĂ di Lamporecchio innanzi la legge del 29 settembre 1774, relativa alla riforma delle comunitĂ del distretto fiorentino, era composta dei popoli di S. Stefano a Lamporecchio, di S. Baronto e di S. Giorgio a Porciano; ma in vigore del regolamento dei 7 giugno 1775 i sunnominati tre comunelli furono incorporati con altri undici alla comunitĂ e potesteria di Seravalle, dalla quale vennero nuovamente staccati nel 1810, in quanto allâamministrazione economica, per riunirli in un sol corpo con i popoli di Orbignano, di Larciano, di Cecina, e di Castel Martini, nel modo che tuttora si mantengono.
Ebbe i natali in Lamporecchio il poeta Francesco Berni, sebbene i di lui genitori fossero da Bibbiena; siccome di Lamporecchio fu oriundo, e forse nella torre di sua famiglia nacque il cel. architetto pistojese Bonaventura Vitoni.
La ComunitĂ di Lamporecchio dipende per il civile dal potestĂ di Seravalle, per il politico ed il criminale dal commissario R. di Pistoja, dove ha la sua cancelleria comunitativa, lâufizio del Registro, e la conservazione delle Ipoteche. La Ruota è in Firenze.
POPOLAZIONE della ComunitĂ di LAMPORECCHIO a tre epoche diverse.
- nome del luogo: S. Baronato presso Varazzano, titolo della chiesa: S. Baronto (già Badia), diocesi cui appartiene: Pistoja, abitanti anno 1551 n° 366, abitanti anno 1745 n° 397, abitanti anno 1833 n° 522 - nome del luogo: Castel Martini già a Cerbaja, titolo della chiesa: S. Donnino (Prioria), diocesi cui appartiene: San Miniato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 52, abitanti anno 1745 n° -, abitanti anno 1833 n° 695 - nome del luogo: Cecina, titolo della chiesa: S. Niccolò (Pieve), diocesi cui appartiene: San Miniato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 259, abitanti anno 1745 n° 533, abitanti anno 1833 n° 550 - nome del luogo: LAMPORECCHIO e sue ville, titolo della chiesa: S. Stefano (Pieve), diocesi cui appartiene: Pistoja, abitanti anno 1551 n° 1484 (con S. Maria Maddalena a Orbignano e S. Giorgio a Porciano), abitanti anno 1745 n° 913, abitanti anno 1833 n° 1734 - nome del luogo: Orbignano, titolo della chiesa: S. Maria Maddalena (Prioria), diocesi cui appartiene: Pistoja, abitanti anno 1551 n° 1484 (con S. Stefano a Lamporecchio e S. Giorgio a Porciano), abitanti anno 1745 n° 409, abitanti anno 1833 n° 645 - nome del luogo: Porciano, titolo della chiesa: S. Giorgio (Rettoria), diocesi cui appartiene: Pistoja, abitanti anno 1551 n° 1484 (con S. Stefano a Lamporecchio e S. Maria Maddalena a Orbignano), abitanti anno 1745 n° 185, abitanti anno 1833 n° 284 - nome del luogo: Larciano, titolo della chiesa: S. Stefano (Pieve), diocesi cui appartiene: San Miniato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 638, abitanti anno 1745 n° 1042, abitanti anno 1833 n° 1692 - Totale abitanti anno 1551 n° 2800 - Totale abitanti anno 1745 n° 3476 - Totale abitanti anno 1833 n° 6122
E. REPETTI, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, 1835, Volume II, p. 635.
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